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Carla Omodei Zorini

LA CASA ALLOGGIO: IL SUO RUOLO SOCIALE

di Carla Omodei Zorini  (Carla Omodei Zorini è stata la prima Presidente del CICA e per la sua professionalità e competenza ma soprattutto per la sua umanità ha segnato in modo indelebile l’avvio dell’esperienza del Coordinamento.)

1. PREMESSA

La Casa Alloggio per le persone con Aids, nell’attuale periodo di transizione, proprio per l’aumentata prospettiva di vita, viene considerata sempre più un luogo da cui ripartire e un’opportunità da considerare e utilizzare al meglio.

Questa realtà oggi viene quindi vissuta un po’ meno come costrizione e un po’ più come possibilità per riorganizzarsi rispetto alla malattia, fare i conti con le eventuali dipendenze, rimettere insieme aspirazioni e reali possibilità.

Alcuni flash comunitari.

Le
persone che vi approdano oggi vivono, rapportate alla loro condizione d'insieme, almeno due risvolti o meglio una duplice percezione con connotazioni ambivalenti.

A. Da una parte
:

  •  questo tempo di transizione, di passaggio e quindi di sospensione del problema, crea ansia e paura. La malattia, e in particolare la complessità delle funzioni degli inibitori, comportano insicurezze e inquietudini; il futuro è ancora un enigma;
  • inoltre si fanno i conti con la propria storia a volte marcata dalla tossicodipendenza e questo non rappresenta né uno stimolo né una risorsa. Nello stesso tempo, confrontarsi con un contesto sociale che ancor più di prima disattende i bisogni delle persone con Aids è fortemente demotivante e causa di depressione;
  • Anche le illusioni che fanno stare a metà tra speranza e disperazione, contribuiscono a creare angoscia e incertezze.

B. Dall’altra parte, con questi vissuti pesantissimi appena accennati, chi viene in Casa Alloggio:

  • ha come obiettivo primario la ridefinizione della propria vita e il riprogettarsi per darle un senso in termini di quasi normalità,
  • e, in particolare, vuole dimostrare a sé e agli altri di non essere soltanto un malato ma una persona che ha anche esigenza di costruire, di dare, di relazionarsi, di avere prospettive.

Quindi il desiderio si alterna tra uno spazio tutelato con garanzia di stabilità, relazioni, affetti, e un ambito di autonomia che consenta realizzazioni nuove e gratificanti.

Gli operatori
in questo clima di provvisorietà e di contraddizioni, proprio perché in Casa Alloggio si occupano preminentemente delle esigenze più profonde della persona, si sentono spesso in una situazione di stallo quasi perdente.

L’attivare processi di significati che producono senso di vita e che, nello stesso tempo, generano cura di sé, appare un intervento meno adeguato e specifico ; infatti la presa in carico della persona è gestita quasi esclusivamente da chi si occupa del sintomo e quindi dalla medicina, dal farmaco.

All’esterno infine, l’Aids è stato marcato, in modo azzardato e veramente pericoloso, dall’euforia e dalla rimozione.

Oggi Il silenzio del contesto, dei mass-media è un silenzio poco veritiero e anche compiaciuto di chi finalmente si è chiuso la porta alle spalle perché l’emergenza è passata; ora l’Aids non è più qui, ma nei paesi del 3° mondo, in Africa, … là tanto gli uomini sono in ogni caso gli ultimi della terra !!

2. I RUOLI SOCIALI NELLA CASA ALLOGGIO

Le domande che vengono poste, oggi, in Casa Alloggio, sono nella prospettiva del riconoscimento del proprio ruolo sociale, del “guardare avanti” e quindi del cercare nuove vie d’uscita: la risposta sicura è quella di tendere al benessere, nei modi fattibili.

Compito primario della casa alloggio è perciò di creare tutte le condizioni credibili di benessere, volte a conseguire una qualità di vita soddisfacente che, concretamente, si traduce in scelte e gesti precisi.

Ogni persona, compresa quella con Aids cerca il meglio possibile, sia rispetto alle condizioni ambientali e sociali, (casa, lavoro, reddito) sia rispetto alla sua relazionalità (affettività, sessualità); quindi insegue sicurezze materiali e sicurezze di tipo psicologico.

Gli interventi nella Casa Alloggio:

in risposta alle domande implicite ed esplicite, si sono modificati o meglio sono stati integrati con nuovi criteri d’intervento che tengono conto dei recenti cambiamenti.

Le accoglienze e la presa in carico delle diverse situazioni hanno quindi caratteristiche distinte; convivono persone differenziate con variabili di particolare rilevanza: i percorsi di vita individuali, la percezione della propria malattia, gli anni in cui si è stati contagiati, le differenti culture, una presenza più numerosa di emarginati gravi, i diversi paesi di provenienza, le nuove possibilità di reinserimento sociale.

Per definire il livello di aiuto da offrire alla persona e per ricercare risorse e opportunità, assume particolare importanza la ri-costruzione delle relazioni significative ancora esistenti:

  • valorizzare i rapporti familiari, parentali, amicali, là dove esistono (rete primaria);
  • sul piano pratico valutare altre persone significative, collegate alla propria storia in periodi di lavoro o di scuola, del tempo libero (rete secondaria);
  • anche le persone incontrate nei contesti del servizio pubblico e assistenziale, possono essere riferimento di qualità (rete terziaria).

Senza dimenticare che in Casa Alloggio arrivano anche persone sole, prive di riferimenti familiari e parentali; per essi diventa vitale recuperare ambiti nuovi e accoglienti. La presenza dei volontari assume un ruolo sociale quasi determinante.

Sul piano operativo sono in atto valutazioni e cambiamenti
:

i tempi di accoglienza sono rivisti per dare alla Casa Alloggio la temporalità della permanenza, per un “periodo x”, e adeguarla alle condizioni individuali per ciascun ospite;


  1. le attività espresse attraverso la manualità e gli hobby oggi sono molto più finalizzate a ricostruire i ruoli sociali delle persone accolte: acquisizione di capacità di stare con gli altri, di essere competitivi, di superare i fallimenti momentanei, di perseverare in un progetto;

  2. per le persone meno attrezzate si cercano percorsi di inserimento sociale ad hoc valorizzando le loro potenzialità e le residue capacità lavorative attraverso corsi di riqualificazione, che ovviamente variano da persona a persona, (corsi F.S.E., diploma scuola media, corsi di musica, artigianato, informatica, apprendimenti diversi) per collegarle alla formazione e all’avviamento al lavoro.

    Non sempre questo è possibile; bisognerà mettere in gioco fantasia, intelligenza e in conto grande fatica capacità di rischio.

  3. Purtroppo non tutte le persone che hanno a che fare con l’Aids hanno una professionalità e nell’attuale contesto produttivo anche l’età anagrafica costituisce di per sé un limite, così come una ripresa di forze a volte solo parziale.

  4. Un reddito economico rende più concreto l’obiettivo di possedere una casa, punto d’arrivo tra i più desiderati e indispensabile per vivere ed esprimere la propria autonomia.


Credo che la C.A. non possa fare tutto. Tuttavia, in alcuni casi, per gli ospiti dimessi è stato possibile accedere a mini alloggi messi a disposizione dall’Ente, che gestisce la Casa Alloggio, o dagli Istituti Case Popolari;

La riuscita dell’esperimento dipende molto dalla maturità della persona, dalla sua sicurezza economica e/o lavorativa. In ogni caso almeno agli inizi è indispensabile il sostegno della comunità e degli operatori.

  1. Un aspetto con risvolti sociali estremamente interessanti è anche il collegamento che la Casa Alloggio riesce a stabilire con i suoi ex ospiti.


Per alcuni di loro, dopo le dimissioni per il rientro nella propria casa o in famiglia, tornare in Casa Alloggio, periodicamente, per dare un aiuto concreto a chi ancora vi abita è altamente gratificante.


Per altri invece ritrovare il contesto affettivo degli amici contribuisce a rompere l’isolamento; per tutti il ritrovarsi, è un’occasione positiva e rassicurante.


  1. Al di là delle considerazioni fatte, è anche in atto da parte delle persone accolte, la richiesta di rapporti più sfumati e di maggior parità con gli operatori; questi bisogni comportano un impegno più intenso sul piano dell’informazione e dell’aggiornamento.


L’operatore quindi deve saper cogliere ogni condizione favorevole: muoversi tra progetti e reali opportunità, tra riduzione del danno e confine, tra negazione e restituzione di dignità, ecc. con un minimo di garanzia per una fattibilità e continuità volti ad evitare ulteriori frustrazioni.


Il compito richiesto oggi all’operatore lo spinge a ricercare, sperimentare, verificare una diversa funzione operativa nel triplice ruolo, umano rieducativo e sociale.

3. I RUOLI SOCIALI DELLA CASA ALLOGGIO

Le Case Alloggio elaborando progressivamente esperienze e nuove consapevolezze, hanno ampliato i propri spazi di sensibilizzazione e di riflessione rendendoli aperti e recettivi.
In questi anni si sono esposte nei diversi quartieri, nei paesi, in città, cercando il contatto con il mondo degli operatori sociali, dei medici, del mondo dell’informazione e della cultura; tutto ciò ha sicuramente contribuito a produrre, cambiamento, innovazione e pensiero.

  • Nel momento dell’emergenza la Casa Alloggio si è resa presente al contesto, e rispondendo con immediatezza a situazioni limite, altrimenti irrisolvibili é stata anticipatrice di uno stile nuovo di accoglienza che ha sperimentato, nella vita comunitaria, una risposta molto efficace del prendersi cura.
  • Le persone sieropositive e con Aids, attraverso l’elaborazione personale o le riflessioni di gruppo, in questi anni hanno gradualmente approfondito e raggiunto una nuova consapevolezza su tutta l’area dei diritti umani: in specifico su un certo cambio dei comportamenti. Ciò ha inciso, anche se non in modo soddisfaciente, sull’opinione pubblica.
  • Nelle varie Regioni la Casa Alloggio è stata parte attiva nella discussione per la stesura delle linee guida ed ha espresso particolari capacità contrattuali nella formulazione delle convenzioni, sostenendo la priorità dei valori della persona malata e i suoi diritti.

Ciò ha contribuito decisamente ad incidere sulle politiche sociali di settore messe in atto dagli enti pubblici locali o nazionali.

  • La costante collaborazione coi servizi sociali ospedalieri o del territorio, ha espresso una forte pressione sugli interventi e sulle risposte istituzionali anche se i risultati non sono sempre stati apprezzabili.
  • La creazione dei vari coordinamenti regionali e nazionale ha facilitato il sorgere di nuove Case Alloggio e ha dato continuità all’esperienza.
  • La loro esistenza è stata ed è occasione per l’organizzazione di corsi di formazione, convegni e seminari a cui hanno presenziato Istituzioni e Politici e, dove è stato possibile, un dialogo e uno scambio sulla problematica Aids e i suoi risvolti.
  • Ha reso visibile la solidarietà umana verso un “nuovo bisogno” incombente, connotato da paura e rifiuto, coinvolgendo moltissime persone.
  • La situazione carceraria vede impegnate le Case Alloggio nell’offrire “alternative” alla persona detenuta e ammalata; la questione è ancora aperta e dibattuta.
  • Nel suo percorso la Casa Alloggio ha concretizzato contatti regolari con alcuni servizi: Sert., Cooperative di lavoro, Servizi sociali, Corsi per il tempo libero, Medicina di base per l’assistenza domiciliare.

E’ però essenziale che questa rete di sostegno venga da subito conosciuta e avvicinata alla persona accolta; anche dopo la sua uscita dalla casa Alloggio questi contatti costituiranno un punto di riferimento utile e apprezzato a cui accedervi abitualmente.

4. ALCUNE QUESTIONI


Ora, in fase di cambiamento il rischio è quello di accettare passivamente le regole dettate dai nuovi sistemi di accreditamento, e di adeguarsi alle formule volute dal sistema politico economico.

  • La Casa Alloggio che ha rappresentato un momento di grande spinta, oggi potrebbe:
  • correre il rischio di lasciarsi prevaricare da leggi di automantenimento,
  • di adeguare il suo livello di intervento ai nuovi criteri del mercato,
  • di considerare le persone con Aids, portatrici di priorità tra altri gruppi di persone altrettanto nel disagio e nella sofferenza.
  • L’impegno è perché i diritti di ogni uomo, a prescindere dalla sua condizione, siano considerati e tutelati e la persona malata continui ad essere protagonista della propria vita.
  • La riflessione sui dati di realtà ci deve portare a
  • trovare nuove strade su cui giocare il nostro impegno quotidiano,
  • cogliere le provocazioni che l’AIDS continua a significare,
  • avere intelligenza, passione e coraggio per vincere la sfida.
  • La Casa Alloggio che è luogo di vita rimanga spazio per la riflessione che produce cambiamento e profezia.
  • Inoltre, a quale livello si può pensare il ruolo sociale della Comunità Alloggio rispetto all’AIDS nei Paesi dell’Africa? Sostenere progetti di cura nei vari Paesi?
  • Credo che questi ed altri interrogativi siano sufficienti per interpellare il nostro lavoro e sollecitare nuove risposte.
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